Sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita fino a sei anni

La Legge del 13 luglio 2015 n. 107 ha istituito il “Sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino ai sei anni”.
Sono soprattutto tre gli obiettivi che il legislatore si è proposto di raggiungere con questo provvedimento:

  • soddisfare le direttive europee (Lisbona 2000, Europa 2020) che punta a servire almeno il 33% della popolazione in età pre-scolare e coinvolgere almeno il 75% dei Comuni italiani;
  • integrare e armonizzare l’intervento delle politiche educative del MIUR con il sistema di welfare per le famiglie dei Comuni e con le pianificazioni strategiche delle Regioni;
  • riqualificare il personale educativo e creare le condizioni di una reale accoglienza di bambini disabili o provenienti da contesti deprivati.

Il D.Lgs. 65/2017, attuativo della legge, illustra l’organizzazione del sistema integrato che è costituito dai servizi educativi per l’infanzia e dalle scuole dell’infanzia statali e paritarie.
I servizi educativi per l’infanzia sono articolati in:  

  • nidi e micronidi (per i bambini da 3 a 36 mesi);  
  • sezioni primavera che accolgono bambini dai 24 ai 36 mesi;
  • servizi integrativi a supporto delle famiglie: spazi gioco, centri per bambini e famiglie, servizi educativi in contesto domiciliare.

La scuola dell’infanzia (nata come “asilo” e successivamente denominata “scuola materna”) ruota attorno ad un percorso pre-scolastico, generalmente rivolto ai bambini dai 3 ai 6 anni d'età sulla base di un preciso progetto educativo. La scuola dell’infanzia opera in continuità con i servizi educativi per l’infanzia e prepara al primo ciclo di istruzione.
Attualmente il punto di forza del sistema integrato è, soprattutto, la scuola dell’infanzia, istituzione educativa che si è sviluppata nei decenni, è distribuita in tutto il territorio italiano ed è caratterizzata da specifiche Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione (2012) che la inseriscono all’interno del sistema di istruzione di base (3-14 anni).
Il 22 febbraio 2018, inoltre, il MIUR ha proposto un nuovo documento: Indicazioni nazionali e nuovi scenari. Documento a cura del Comitato Scientifico Nazionale per le Indicazioni Nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione.
Il documento non è una integrazione né una riscrittura delle Indicazioni nazionali. Il documento ha ricalibrato i contenuti esistenti, rileggendo le Indicazioni del 2012 alla luce dei nuovi spunti offerti che guideranno le scuole nella predisposizione della loro offerta formativa, della loro progettazione, con riferimento, in particolare, all’educazione al rispetto e alla cittadinanza consapevole, ad una più sicura padronanza delle competenze di base (comprese le competenze linguistiche e quelle digitali), all’incontro con saperi e discipline che rispondono all’esigenza di uno sviluppo orientato alla sostenibilità in tutte le sue dimensioni, con l’acquisizione dei contenuti dell’Agenda 2030.
Una ulteriore novità del sistema integrato zero-sei è rappresentata dalla istituzione, in via sperimentale, dei poli per l’infanzia che dovrebbero diventare “laboratori permanenti di ricerca, innovazione, partecipazione e apertura al territorio, anche al fine di favorire la massima flessibilità e diversificazione per il miglior utilizzo delle risorse, condividendo servizi generali, spazi collettivi e risorse professionali” (art. 3, comma 1, del D.Lgs. 13.04. 2017, n. 65).  
La gestione dei servizi educativi è attuata dagli Enti locali (in forma diretta o indiretta) e anche da soggetti privati. Le sezioni primavera possono essere gestite da privati, dagli Enti locali e anche dallo Stato.
Alla realizzazione del sistema integrato concorrono, con ruoli specifici, Stato, Regioni e Comuni.

  • allo Stato compete la definizione dei LEP, degli ordinamenti, delle risorse, la formazione del personale, il monitoraggio e la valutazione del sistema in sinergia con Regioni e Comuni;
  • alla Regione compete programmare e sviluppare il sistema, definire le linee guida, promuovere il coordinamento territoriale, definire gli standard dei servizi, istituire i Poli;
  • al Comune compete gestire i servizi, autorizzare, accreditare e controllare i soggetti privati che gestiscono proprie strutture, coordinare i servizi del territorio, facilitare l’integrazione con la scuola primaria.

La scuola dell’infanzia italiana costituisce un esempio di “pluralismo culturale ed istituzionale.

Primo ciclo

Il primo ciclo di istruzione è costituito dalla scuola primaria e dalla scuola secondaria di primo grado. Ha la durata di otto anni e costituisce il primo segmento in cui si realizza il diritto-dovere all’istruzione e formazione.
Le scuole statali appartenenti al primo ciclo possono essere aggregate tra loro in istituti comprensivi anche comprendenti le scuole dell’infanzia esistenti sullo stesso territorio.

Scuola primaria
La scuola primaria, prima denominata “Scuola elementare”, ha rappresentato per un lungo periodo, dalla costituzione dello Stato italiano unitario (1860), l’unica struttura pedagogica e didattica rivolta a tutti. Fu concepita come il principale strumento per “fare gli italiani”, secondo una nota espressione di Massimo D’Azeglio, poi ripresa da Francesco De Sanctis, il Primo Ministro della Pubblica Istruzione del Regno d’Italia.
Nel 1961, con l’introduzione della “Scuola media”, la “Scuola elementare” perse il suo carattere di “unicità” e di “terminalità” nell’ambito dell’istruzione obbligatoria.
Pace Salvatore scrive: La vecchia “scuola elementare” sul piano didattico e pedagogico si è mostrata di gran lunga la più attiva e solerte nella ricerca e nell’attuazione di strategie sempre nuove e attuali, mostrando una vitalità sconosciuta ai gradi scolastici superiori e costituendo il fiore all’occhiello dell’Italia nelle ricerche internazionali.
Circa la durata della scuola primaria le famiglie possono scegliere tra varie opzioni: 24, 27, 30, 40 ore settimanali (tempo pieno).

Scuola secondaria di primo grado

La scuola media ora si chiama scuola secondaria di I grado e rappresenta la parte conclusiva del primo ciclo di istruzione. La scuola italiana fu la prima in Europa ad offrire il completamento dell’obbligo mediante un corso secondario, gratuito e uguale per tutti fino al quattordicesimo anno di età. Sulla sua identità scrive Pace Salvatore: La scuola secondaria di I grado si trova in una situazione particolare. Da un lato non rappresenta più il momento terminale assoluto dell’istruzione obbligatoria; dall’altro è confermato che alla sua conclusione avviene un esame di Stato che certifica una tappa percorsa. Con l’innalzamento dell’obbligo di istruzione questo segmento è chiamato a ridefinire il suo ruolo e la sua strutturazione ma, dopo il tentativo di radicale ripensamento operato nel 2000 dalla riforma Berlinguer e non andato a regime, la discussione non è stata ripresa e le uniche modifiche apprezzabili apportate dalla legislazione successiva hanno riguardato sostanzialmente l’articolazione dell’orario.   
L’orario annuale obbligatorio delle lezioni nella scuola secondaria di 1° grado è di 30 ore settimanali estendibili a 36 (tempo prolungato) in base alla disponibilità dei posti e dei servizi attivati e di 40 ore su richiesta della maggiornanza delle famiglie.
I corsi a indirizzo musicale prevedono lo studio dello strumento musicale e della pratica musicale.
La scuola primaria fa riferimento alle Indicazioni Nazionali del primo ciclo (ultima stesura del 2012) che tengono conto anche delle competenze chiave di cittadinanza (Raccomandazione europea del 2018) rideclinate dalle Indicazioni nazionali e nuovi scenari (22 febbraio 2018).
Nelle scuole di ogni ordine e grado vige l’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione” (Legge 30 ottobre 2008, n. 168). Dall’anno scolastico 2020/2021, a seguito dell’approvazione della legge 20 agosto 2019, n. 92 entrerà in vigore l’insegnamento dell’educazione civica.

Secondo ciclo

A normativa vigente, il sistema educativo di istruzione e formazione italiano si articola, nel secondo ciclo, in due (sotto)sistemi:

  1. quello dell’Istruzione Secondaria Superiore ove agiscono istituzioni scolastiche statali o paritarie per lo svolgimento di percorsi quinquennali liceali, tecnici e professionali;
    Per tutte le scuole secondarie di secondo grado la Legge 107/2015 ha introdotto insegnamenti opzionali negli ultimi tre anni del percorso quinquennale (es. promozione della cultura umanistica) e reso obbligatoria l’esperienza dell’alternanza scuola-lavoro, ora denominata “Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento” PCTO).
    Il primo provvedimento sottolinea l’importanza della cultura classica nella società italiana ed il peso che essa deve assumere in tutto il sistema formativo: “È compito del sistema nazionale d’istruzione e formazione promuovere lo studio, la conoscenza storico-critica e la pratica delle arti, quali requisiti fondamentali del curricolo” (art. 1, c. 2, del D.Lgs. 13 aprile 2017, n. 60).

    Nel secondo provvedimento si ridefiniscono gli obiettivi, la durata ed il rispettivo impegno economico dei “Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento” che è inserito anche nel colloquio dell’esame di Stato.  
  2. quello dell’Istruzione e Formazione Professionale, ove agiscono istituzioni formative accreditate (CFP) e, in via sussidiaria, gli Istituti Professionali di Stato, per lo svolgimento di percorsi formativi di durata triennale e quadriennale o formazione nell’istituto dell’apprendistato (ai sensi dell’art. 43 de D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81) nella modalità duale.  Avviato con un Accordo del 24 settembre 2015, a normativa vigente il Sistema duale è un modello formativo integrato tra scuola e lavoro che, creando un rapporto continuativo e coerente tra i sistemi dell’Istruzione, della Formazione Professionale e il mondo del lavoro, punta a ridurre il divario di competenze tra istituzioni formative e impresa con il fine ultimo di diminuire la dispersione scolastica e la disoccupazione giovanile e di facilitare l’ingresso dei giovani nel lavoro.
    Gli strumenti adottati dal “sistema duale” sono l’Istruzione e Formazione Professionale (IeFP), l’alternanza scuola-lavoro (oggi Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento), l’impresa formativa simulata.

I giovani, all’interno del secondo ciclo, sono tenuti ad assolvere al diritto-dovere all’istruzione e alla formazione finalizzato al conseguimento di un titolo di scuola secondaria superiore o di una qualifica professionale entro il 18° anno di età, qualifica che viene rilasciata dalle istituzioni formative accreditate (CFP) dalle Regioni, nel rispetto di livelli essenziali delle prestazioni stabiliti dallo Stato (D.Lgs. 226/05) o dagli Istituti Professionali di Stato, previo accreditamento regionale.
L’obbligo di istruzione fino al 16° anno di età, introdotto nel 2007, può essere soddisfatto nel (sotto)sistema dell’Istruzione Secondaria Superiore (comma 622 della Legge 296/2006), in quello dell’Istruzione e Formazione Professionale (Accordi interistituzionali ), nell’istituto dell’apprendistato a partire dal 15° anno di età (D.Lgs. 81/2015, art. 43), attraverso l’istruzione parentale (art. 23 del D.Lgs. 62/2017).

A. Istruzione secondaria superiore
Cfr. sito: https://www.miur.gov.it/scuola-secondaria-di-secondo-grado

• LICEI

Il percorso liceale punta a fornire allo studente: “gli strumenti culturali e metodologici per una comprensione approfondita della realtà, affinché egli si ponga, con atteggiamento razionale, creativo, progettuale e critico, di fronte alle situazioni, ai fenomeni e ai problemi, ed acquisisca conoscenze, abilità e competenze coerenti con le capacità e le scelte personali e adeguate al proseguimento degli studi di ordine superiore, all’inserimento nella vita sociale e nel mondo del lavoro” (Regolamento n. 89 del 15 marzo 2010, art. 2, comma 2).
Il liceo ha una durata di cinque anni.
Di norma il liceo contempla 891 ore per ciascun anno del primo biennio e 990 ore nel secondo biennio e nell’ultimo anno, prolungato a 1023 ore nel secondo biennio e nell’ultimo anno per il liceo classico.
L’orario annuale è articolato in attività e insegnamenti obbligatori per tutti gli studenti e in insegnamenti eventualmente previsti dal PTOF coerenti con il Profilo Educativo, culturale e professionale dello studente (Pecup).
I percorsi dei licei si concludono con un esame di Stato con il rilascio del diploma liceale indicante la tipologia del liceo e l’eventuale indirizzo, opzione o sezione seguita dallo studente e dalla certificazione delle competenze.
Il Diploma consente l’accesso all’Università ed agli istituti di alta formazione artistica, musicale e coreutica, agli Istituti Tecnici Superiori e ai percorsi di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore (DPCM 25.01.2008).    
Sono previsti sei percorsi, alcuni dei quali si articolano in indirizzi, oppure prevedono un’opzione, cioè un piano di studi diverso rispetto a quello principale:

  1. Liceo classico
    Un bilancio positivo: l’esperienza del Liceo internazionale quadriennale  
    Tre lingue per competenze eccellenti: due comunitarie (inglese e francese) e una extracomunitaria (russo).
    Possibilità di prendere un doppio diploma (quello della High School Usa, via on line con la Mater Academy  
     
  2. Liceo linguistico
  3. Liceo scientifico
    - Con opzione scienze applicate
    - Con sezione a indirizzo sportivo

     
    Crescono le richieste per i licei biomedici  
    Sono 63 le scuole che concludono quest’anno il primo triennio di sperimentazione e altre 73 lo hanno avviato nell’anno 2019/2020 per un totale di 135 licei biomedici.
    Promosso dal MIUR e dall’ordine dei medici, il liceo biomedico è stato scelto in questi tre anni da 12 mila studenti
  4. Liceo scienze umane
    Con opzione economico-sociale
  5. Liceo artistico
    Al secondo biennio sono previsti 6 indirizzi: Arti figurative - Architettura e ambiente - Scenografia - Design - Audiovisivo e multimediale - Grafica
  6. Liceo musicale e coreutico

• ISTITUTI TECNICI
Cfr. sito. https://www.miur.gov.it/web/guest/istituti-tecnici

Il Regolamento dell’istruzione tecnica così ne definisce l’identità:
“L’identità degli istituti tecnici si caratterizza per una solida base culturale di carattere scientifico e tecnologico in linea con le indicazioni dell’Unione europea, costruita attraverso lo studio, l’approfondimento e l’applicazione di linguaggi e metodologie di carattere generale e specifico ed è espressa da un limitato numero di ampi indirizzi, correlati a settori fondamentali per lo sviluppo economico e produttivo del Paese, con l’obiettivo di far acquisire agli studenti, in relazione all’esercizio di professioni tecniche, i saperi e le competenze necessari per un rapido inserimento nel mondo del lavoro, per l’accesso all’università e all’istruzione e formazione tecnica superiore” (Regolamento n. 88 del 15 marzo 2010, art. 2, comma 1).
Tutti gli Istituti Tecnici hanno la durata di cinque anni.
Nel primo biennio sono previste 1056 ore annuali (articolate in 660 ore di attività e insegnamenti di istruzione generale e 396 ore di attività e insegnamenti di indirizzo). Nel secondo biennio e quinto anno sono previste 1056 ore annuali (articolate in 495 ore di attività e insegnamenti di istruzione generale e 561 ore di attività e insegnamenti di indirizzo).
Gli Istituti Tecnici collaborano con le istituzioni formative accreditate dalle Regioni nei poli tecnico-professionali. Possono costituire dipartimenti e dotarsi di un Comitato tecnico scientifico al fine di rendere sempre aggiornata la propria offerta formativa.  
I percorsi degli Istituti Tecnici si concludono con un esame di Stato con il rilascio del diploma di istruzione tecnica. Il Diploma consente l’accesso all’Università ed agli istituti di alta formazione artistica, musicale e coreutica, agli Istituti Tecnici Superiori e ai percorsi di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore (DPCM 25.01.2008).

Gli indirizzi più gettonati  
Secondo il rapporto Excelsior Unioncamere (2019), tra gli indirizzi più richiesti dalle imprese spiccano quelli a indirizzo amministrativo, finanziario e marketing (278 mila posti), a indirizzo meccanico e meccatronico (174 mila), a settore turistico e enogastronomico (131.580), a settore elettronico ed elettrotecnico (86.390) e il settore informativo (52.550).

Gli Istituti tecnici si ripartiscono in due settori:

Settore ECONOMICO
Indirizzo Articolazione Opzioni
Amministrazione, finanza e marketing (biennio) 1. Amministrazione, finanza e marketing (triennio)  
  2. Relazioni internazionali  
  3. Sistemi informativi aziendali  
Turismo    

 

Settore TECNOLOGICO
Indirizzo Articolazione Opzioni
Meccanica, meccatronica ed energia (biennio) 1. Meccanica e meccatronica  
  2. Meccanica e meccatronica
  • Tecnologia occhiale
  • Tecnologie materie plastiche
  • Tecnologie legno
  3. Energia  
Trasporti e logistica (biennio) 1. Costruzione del mezzo  
  2. Costruzione del mezzo
  • Costruzioni aeronautiche
  • Costruzioni navali
  3. Conduzione del mezzo  
  4. Conduzione del mezzo
5. Logistica
  • Conduzione del mezzo Aereo
  • Conduzione del mezzo Navale
  • Conduzione di apparati ed impianti marittimi
Elettronica ed elettrotecnica (biennio) 1. Elettronica
2. Elettrotecnica
3. Automazione
 
Informatica e telecomunicazioni (biennio) 1. Informatica
2. Telecomunicazioni
 
Grafica e comunicazioni (biennio)

1. Grafica e comunicazione
2. Tecnologie cartarie

 

Chimica, materiali e biotecnologie (biennio) 1. Chimica e materiali
2. Chimica e materiali
3. Biotecnologie ambientali
4. Biotecnologie sanitarie
  • Tecnologia del cuoio
Sistema moda (biennio) 1. Tessile, abbigliamento e moda
2. Calzature e moda
 
Agraria, agroalimentare e agroindustria (biennio) 1. Produzioni e trasformazioni
2. Gestione dell’ambiente e del territorio
3. Viticoltura ed enologia
4. Viticoltura ed enologia
  • Enotecnico (percorso di specializzazione post-diploma)
Costruzioni, ambiente e territorio (biennio) 1. Costruzione ambiente e territorio
2. Costruzione ambiente e territorio
3. Geotecnico
  • Tecnologie del legno nelle costruzioni

• ISTITUTI PROFESSIONALI
Cfr. sito: https://www.miur.gov.it/web/guest/istituti-professionali

Gli Istituti Professionali sono stati oggetto di due radicali riforme nel giro di pochi anni: il DPR 87/2010 e il D.Lgs. 61/2017. In questa fase sono attivi entrambi gli ordinamenti.  
Il D.Lgs. 61/2017 ha ridisegnato i percorsi didattico/formativi degli Istituti Professionali apportando importanti modifiche rispetto alla precedente riforma del 2010.
I profili di uscita e i risultati di apprendimento degli studenti vengono ora declinati secondo criteri che li rendono più aderenti alle nuove figure professionali richieste dal mondo del lavoro. Si punta tutto sullo crescita di “scuole territoriali dell’innovazione, aperte e concepite come laboratori di ricerca, sperimentazione e innovazione didattico”.
A normativa vigente, tutti gli Istituti Professionali hanno la durata di cinque anni.
Nel biennio sono previste 2112 ore (1056 ore annuali) articolate in 1188 ore di attività e insegnamenti di istruzione generale e 924 ore di attività e insegnamenti di indirizzo. Nell’ambito delle 2112 ore, una quota non superiore a 264 ore è destinata alla personalizzazione degli apprendimenti e alla realizzazione del Piano formativo individuale (PFI).
Nel triennio - per ciascun anno - sono previste 1056 ore annuali (articolate in 462 ore di attività e insegnamenti di istruzione generale e 594 ore di attività e insegnamenti di indirizzo.
Gli Istituti Professionali attuano un “raccordo” strutturale con i percorsi della IeFP attraverso la costituzione di una “Rete nazionale delle scuole professionali”.  
I percorsi degli Istituti Professionali si concludono con un esame di Stato con il rilascio del diploma di Istruzione Professionale.  
Il nuovo ordinamento si avvia con le prime classi dell’anno scolastico 2018/2019. Il Diploma consente l’accesso all’Università ed agli istituti di alta formazione artistica, musicale e coreutica, agli Istituti Tecnici Superiori e ai percorsi di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore (DPCM 25.01.2008).   
Il Decreto interministeriale del 17 maggio 1018, che recepisce l’Intesa Stato - Regioni sulla definizione dei passaggi tra i percorsi di Istruzione Professionale e i percorsi di Istruzione e Formazione Professionale (Rep. Atti n. 100(SR del 10 maggio 2018), disciplina le fasi del passaggio tra i percorsi di IP e quelli di IeFP, compresi nel Repertorio nazionale dell’offerta di Istruzinoe e Formazione Professionale.

Due indirizzi nuovi di zecca  
Si tratta della Gestione delle acque e risanamento ambientale e Pesca commerciale e produzioni ittiche.
Con questi due nuovi indirizzi la scuola ha voluto operare un investimento culturale e formativo per dare concrete risposte in termini di sostenibilità ambientale, economica e sociale a intere aree del nostro territorio.
La nuova mission dell’Istruzione Professionale, e in particolare di questi due nuovi indirizzi, è quella di formare giovani che intervengono nei processi produttivi e lavorativi, nell’ottica degli obiettivi (goals) contenuti nell’Agenda Onu 2030 per lo sviluppo sostenibile. 

La Legge 107/2015 ed il D.Lgs. 61/2017 hanno riformato gli Istituti Professionali che propongono 11 indirizzi:

  1. Agricoltura, sviluppo rurale, valorizzazione dei prodotti del territorio e gestione delle risorse forestali e montane
    L'indirizzo si caratterizza per le materie tecnico professionali come agronomia, tecniche di allevamento, silvicoltura
  2. Pesca commerciale e produzioni ittiche
    Le materie di settore che caratterizzano il biennio sono integrate, tecnologie dell’informazione e della comunicazione, laboratori tecnologici, ecologia applicata alla pesca e all’acquacoltura.      
  3. Industria e artigianato per il Made in Italy
    Particolare rilievo nell'indirizzo “Industria e artigianato per il made in ltaly” è posto sulle discipline di area tecnologica (tecnologie applicate ai materiali e ai processi produttivi) e tecnico professionale (laboratori tecnologici, tecniche di produzione).
  4. Manutenzione e assistenza tecnica
    Le materie con vocazione più strettamente professionale sono quelle di area scientifico tecnologica (tecnologie meccaniche, elettriche) e tecnico professionale (installazione e manutenzione, laboratori tecnologici).
  5. Gestione delle acque e risanamento ambientale
    L'indirizzo è caratterizzato dalle discipline di area scientifica (biologia, chimica) e tecnico professionale.
  6. Servizi commerciali
    Si caratterizza, come indirizzo, per gli insegnamenti “pratici”, quali quelli di area giuridica ed economica (diritto, economia) e tecnico professionale.
  7. Enogastronomia e ospitalità alberghiera
    Nell’indirizzo le materie professionalizzanti sono scienza degli alimenti, seconda lingua straniera, diritto e tecniche amministrative e i laboratori di settore quali secondo la scelta da farsi al terzo anno - enogastronomia, pasticceria, sala e vendita, accoglienza turistica.
  8. Servizi culturali e dello spettacolo
    Gli insegnamenti più caratterizzanti sono comunicazione audiovisiva, laboratori tecnologici, tecniche di produzione e post-produzione, laboratori fotografici e dell'audiovisivo.
  9. Servizi per la sanità e l’assistenza sociale
    L’indirizzo propone materie quali diritto, economia e l’area scientifica e tecnico professionale (scienze umane e sociali, cultura medico - sanitaria, psicologia).
  10. Arti ausiliarie delle professioni sanitarie: Odontotecnico
    Le discipline professionalizzanti dell'indirizzo “Arti ausiliarie delle professioni sanitarie Odontotecnico” sono quelle di area scientifica e tecnico professionale (anatomia, gnatologia, diritto e legislazione, scienze dei materiali, modellazione odontotecnica e esercitazioni di laboratorio).
  11. Arti ausiliarie delle professioni sanitarie: ottico
    L’indirizzo è caratterizzato dalle discipline di area scientifica e tecnico professionale (ottica, discipline sanitarie, esercitazioni di lenti oftalmiche).

B. Istruzione e Formazione Professionale (IeFP)

A normativa vigente, i percorsi di IeFP hanno una durata di tre o quattro anni.
La frequenza di questi percorsi formativi permette, all’allievo, di assolvere all’obbligo di istruzione fino a 16 anni e al diritto-dovere fino a 18 anni.
Il percorso prevede, in tutte le Regioni, una durata minima annuale di 990 ore, articolata in ore destinate alle competenze di base (di norma tra il 35% e il 45%) e in ore destinate alle competenze tecnico-professionali (di norma tra il 55% e il 65%). Durante il secondo, il terzo e il quarto anno l’allievo fa esperienza nelle imprese, di norma, attraverso lo stage o, secondo il modello duale, fa formazione in apprendistato o in alternanza rafforzata (il 60% al primo e al secondo anno, il 50% al terzo e quarto anno della durata annuale complessiva) preceduto da esperienza di impresa formativa simulata al primo anno, quando autorizzata dalla Regione.
Istituti professionali e istituzioni formative accreditate attuano un “raccordo” strutturale attraverso l’adesione ad una “Rete nazionale delle scuole professionali”.  
I percorsi della IeFP si concludono con un esame al termine del terzo anno con il rilascio di una qualifica professionale, con il rilascio di un diploma professionale al termine del quarto anno.
A normativa vigente l’allievo in possesso di un diploma professionale può accedere ai percorsi di Istruzione Tecnica Superiore, quando ha integrato la sua formazione con un percorso di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore (IFTS) oppure ha effettuato il passaggio dal sistema della IeFP all’Istruzione Professionale (Repertorio Atti n. 100/SR del 10 maggio 2018) o, infine, ha frequentato un quinto anno nel sistema della IeFP.

Alcuni dati tratti dai Rapporti più recenti  
Rapporto annuale sul sistema IeFP, a.f. 2016/2017, maggio 2019, E. Summary, p. 6:

I dati che emergono dalla rilevazione sull’annualità 2016/2017 sembrano confermare che la filiera si sta evolvendo, ormai da tempo, da un ruolo che la vedeva residuale rispetto ai grandi canali del sistema di istruzione, a quello di protagonista tra i percorsi professionalizzanti del secondo ciclo.
Rapporto annuale sulla sperimentazione del sistema duale nella IeFP, a.f. 2106/2017. E. Summary, p. 8
Dall’analisi dell’0attuazione del sistema duale nell’annualità 2016/2017 emerge come la IeFP sia stata considerata, dalle Amministrazioni regionali, una filiera efficace per favore la transizione al mercato del lavoro. Essa è sembrata, infatti, capace di rispondere sia ai bisogni formativi delle nuove generazioni, dotandole delle competenze di base e trasversali necessarie per il loro inserimento sociale, sia alle richieste di professionalità da parte delle imprese, favorendo lo sviluppo delle competenze tecnico - professionali richieste dal mercato del lavoro. Non ultimo, ha contribuito significativamente al recupero di molti giovani che avevano abbandonato i percorsi formativi e si trovavano a rischio di marginalità sociale e lavorativa.
Risultati dell’indagine sugli esiti formativi-occupazionali dei percorsi IeFP e IFTS, p. 13  
Per quanto riguarda la IeFP:

  • la rilevazione conferma quanto di positivo si era osservato nelle passate indagini. Si registrano inoltre risultati ancor più soddisfacenti per i diplomati del quarto anno, tra i quali il tasso di occupazione a tre anni dal diploma supera il 69%, quasi 7 punti percentuali in più di quanto osservato tra i qualificati;
  • le performance migliori sono nuovamente ascrivibili ai qualificati presso le agenzie accreditate (+10 punti percentuali rispetto agli istituti scolastici)

ZAGARDO G., La IeFP nelle Regioni. Tra consolidamento e stasi, giugno 2019, p. 9  
È ormai riconosciuto che la IeFP sia un canale utile a contrastare la dispersione e a favorire l’occupazione. Negli ultimi anni si è anche operata una significativa stabilizzazione del sistema IeFP, che raggiunge in alcuni settori “pari dignità” con l’Istruzione Professionale, anche se per particolari aspetti si registra una certa “stasi”.

Il (sotto)Sistema di IeFP, nell’Accordo Stato-Regioni del 1 agosto 2019 (Rep. Atti 155/CS del 1 agosto 2019) ha ridisegnato l’intera offerta formativa. Nella seduta della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome del 18 dicembre 2019 è stato approvato l’Accordo che regolamenta la confluenza delle figure IeFP di operatore in quelle di tecnico e disciplina le dimensioni personali, sociali, di apprendimento e imprenditoriali, le cosiddette soft skills.
L’offerta formativa vigente ad oggi è la seguente:

OPERATORI PROFESSIONALI (ASR 2019)

FIGURE: 26 INDIRIZZI: 36

1. OPERATORE AGRICOLO

1. Gestione di allevamenti
2. Coltivazione di piante erbacee, orticole e legnose in pieno campo e in serra
3. Produzione di piante ornamentali e fiori in vivaio
4. Costruzione e manutenzione di aree verdi, parchi e giardini
5. Gestione di aree boscate e forestali

2. OPERATORE AI SERVIZI DI PROMOZIONE E ACCOGLIENZA

 
3. OPERATORE AI SERVIZI DI IMPRESA  
4. OPERATORE AI SERVIZI DI VENDITA  
5. OPERATORE ALLA RIPARAZIONE DEI VEICOLI A MOTORE 1. Manutenzione e riparazione delle parti e dei sistemi meccanici ed elettromeccanici
2. Manutenzione e riparazione della carrozzeria
3. Manutenzione e riparazione di macchine operatrici per l'agricoltura e l'edilizia
4. Riparazione e sostituzione di pneumatici
6. OPERATORE ALLE LAVORAZIONI DEI MATERIALI LAPIDEI  
7. OPERATORE ALLE LAVORAZIONI DELL'ORO, DEI METALLI PREZIOSI O AFFINI  
8. OPERATORE ALLE LAVORAZIONI DEI PRODOTTI DI PELLETTERIA  
9. OPERATORE DEI SISTEMI E DEI SERVIZI LOGISTICI  
10. OPERATORE DEL BENESSERE 1. Erogazione di trattamenti di acconciatura
2. Erogazione dei servizi di trattamento estetico
11. OPERATORE DEL LEGNO  
12. OPERATORE DEL MARE E DELLE ACQUE INTERNE  
13. OPERATORE DELL'ABBIGLIAMENTO E DEI PRODOTTI TESSILI PER LA CASA  
14. OPERATORE DELLA RISTORAZIONE 1. Preparazione degli alimenti e allestimento piatti
2. Allestimento sala e somministrazione piatti e bevande
15. OPERATORE DELLE CALZATURE  
16. OPERATORE DELLE PRODUZIONI ALIMENTARI 1. Lavorazione e produzione di pasticceria, pasta e prodotti da forno
2. Lavorazione e produzione lattiero e caseario
3. Lavorazione e produzione di prodotti a base di vegetali
4. Lavorazione e produzione di prodotti a base di carne
5. Lavorazione e produzione di prodotti ittici
6. Produzione di bevande
17. OPERATORE DELLE PRODUZIONI CHIMICHE  
18. OPERATORE DELLE PRODUZIONI TESSILI  
19. OPERATORE DI IMPIANTI TERMOIDRAULICI  
20. OPERATORE EDILE 1. Lavori generali di scavo e movimentazione
2. Costruzione di opere in calcestruzzo armato
3. Realizzazione opere murarie e di impermeabilizzazione
4. Lavori di rivestimento e intonaco
5. Lavori di tinteggiatura e cartongesso
6. Montaggio di parti in legno per la carpenteria edile
21. OPERATORE ELETTRICO 1. Installazione e cablaggio di componenti elettrici/elettronici e fluidici
2. Installazione/manutenzione di impianti elettrici civili
3. Installazione/manutenzione di impianti elettrici industriali e del terziario
4. Installazione/manutenzione di impianti speciali per la sicurezza e per il cablaggio strutturato
22. OPERATORE GESTIONE DELLE ACQUE E RISANAMENTO AMBIENTALE  
23. OPERATORE GRAFICO 1. Impostazione e realizzazione della stampa
2. Ipermediale
24. OPERATORE INFORMATICO  
25. OPERATORE MECCANICO 1. Lavorazione meccanica, per asportazione e deformazione
2. Saldatura e giunzione dei componenti
3. Montaggio componenti meccanici
4. Installazione e cablaggio di componenti elettrici, elettronici e fluidici
5. Fabbricazione e montaggio/installazione di infissi, telai e serramenti
26. OPERATORE MONTAGGIO E MANUTENZIONE IMBARCAZIONI DA DIPORTO  

TECNICI PROFESSIONALI (ASR 2019)

FIGURE: 29 INDIRIZZI: 54

1. TECNICO AGRICOLO

1. Gestione di allevamenti
2. Coltivazione di piante erbacee, orticole e legnose in pieno campo e in serra
3. Produzione di piante ornamentali e fiori in vivaio
4. Costruzione e manutenzione di aree verdi, parchi e giardini
5. Gestione di aree boscate e forestali

2. TECNICO COMMERCIALE DELLE VENDITE 1. Vendita a libero servizio
2. Vendita assistita
3. TECNICO DEGLI ALLESTIMENTI E DELLA PREDISPOSIZIONE DEGLI IMPIANTI NEL SETTORE DELLO SPETTACOLO 1. Allestimento del sonoro
2. Allestimento luci
3. Allestimenti di scena
4. TECNICO DEI SERVIZI DI ANIMAZIONE TURISTICO-SPORTIVA E DEL TEMPO LIBERO  
5. TECNICO DEI SERVIZI DI IMPRESA 1. Amministrazione e contabilità
2. Gestione del personale

6. TECNICO DEI SERVIZI DI PROMOZIONE E ACCOGLIENZA

1. Ricettività turistica
2. Agenzie turistiche
3. Convegnistica ed eventi culturali
7. TECNICO DEI SERVIZI DI SALA E BAR  
8. TECNICO DEI SERVIZI LOGISTICI 1. Logistica esterna (trasporti)
2. Logistica interna e magazzino
9. TECNICO DEI TRATTAMENTI ESTETICI  
10. TECNICO DEL LEGNO 1. Seconda trasformazione del legno e produzione di pannelli
2. Fabbricazione di parti in legno per la carpenteria e l'edilizia
3. Produzione, restauro e riparazione di mobili e manufatti in legno
4. Intarsiatura di manufatti in legno
5. Decorazione e pittura di manufatti in legno
11. TECNICO DELL'ACCONCIATURA  
12. TECNICO DELL'ABBIGLIAMENTO E DEI PRODOTTI TESSILI PER LA CASA 1. Abbigliamento
2. Prodotti tessili per la casa
13. TECNICO DELLE ENERGIE RINNOVABILI 1. Produzione energia elettrica
2. Produzione energia termica
14. TECNICO DELLE LAVORAZIONI DEI MATERIALI LAPIDEI  
15. TECNICO DELLE LAVORAZIONI DEL FERRO E METALLO NON NOBILI 1. Fabbricazione, montaggio, installazione di manufatti e oggetti di lattoneria
2. Lavorazione artigianale/artistica in ferro e/o altri metalli non nobili
16. TECNICO DELLE LAVORAZIONI DELL'ORO E DEI METALLI PREZIOSI  
17. TECNICO DELLE LAVORAZIONI DI PELLETTERIA  
18. TECNICO DELLE LAVORAZIONI TESSILI 1. Produzione
2. Sviluppo prodotto
19. TECNICO DELLE PRODUZIONI ALIMENTARI 1. Lavorazione e produzione di pasticceria, pasta e prodotti da forno
2. Lavorazione e produzione lattiero e caseario
3. Lavorazione e produzione di prodotti a base di vegetali
4. Lavorazione e produzione di prodotti a base di carne
5. Lavorazione e produzione di prodotti ittici
6. Produzione di bevande
20. TECNICO DI CUCINA  
21. TECNICO DI IMPIANTI TERMICI 1. Impianti di refrigerazione
2. Impianti civili/industriali
22. TECNICO EDILE 1. Costruzioni architettoniche e ambientali
2. Costruzioni edili in legno
23. TECNICO ELETTRICO 1. Building automation
2. Impianti eletrici civili/industriali
24. TECNICO GRAFICO  
25. TECNICO INFORMATICO 1. Sistemi, reti e data management
2. Sviluppo soluzioni ICT
26. TECNICO MECCATRONICO DELLE AUTORIPARAZIONI 1. Manutenzione e riparazione delle parti e dei sistemi meccanici, elettrici, elettronici
2. Manutenzione e riparazione di carrozzeria, telaio e cristalli
3. Riparazione e sostituzione di pneumatici e cerchioni
27. TECNICO MODELLAZIONE E FABBRICAZIONE DIGITALE 1. Modellazione e prototipazione
2. Prototipazione elettronica
28. TECNICO PER LA PROGRAMMAZIONE E GESTIONE DI IMPIANTI DI PRODUZIONE 1. Sistemi a CNC
2. Sistemi CAD e CAM
3. Conduzione e manutenzione impianti
29. TECNICO PER L'AUTOMAZIONE INDUSTRIALE 1. Programmazione
2. Installazione e manutenzione impianti

I soggetti che agiscono nel (sotto)Sistema di IeFP sono le istituzioni formative accreditate e, in via sussidiaria, gli Istituti Professionali dello Stato accreditati dalle Regioni.
Uno specifico Accordo tra Regione e Ufficio Scolastico Regionale ne disciplina l’apporto.

C. Istruzione superiore universitaria e non universitaria
Dopo la formazione generale o tecnico-professionale allo studente si aprono due strade:
– la formazione superiore universitaria
– la formazione superiore non universitaria

C.1 Istruzione superiore universitaria
Nell’anno scolastico 2018-2019 i corsi proposti dalle Università sono 4.470, così ripartiti:

– 2.299 sono i corsi triennali di primo livello
– 2.104 sono i corsi magistrali
– 337 i corsi quinquennali a ciclo unico.

Il ventaglio delle proposte registra un trend positivo tra i corsi di economia e di ingegneria, dove a prendere slancio sono i programmi legati alle nuove tecnologie digitali, con nuovi curricula nei corsi tradizionali dedicati alla gestione dei big data o alla sicurezza informatica. Nuovi profili sono ad esempio il big data analyst che si occupa di acquisire e analizzare la gran mole di dati a disposizione delle aziende, con competenza trasversali
dall’informatica, alla statistica, dall’economia al marketing. Inoltre il cyber security specialist che si occupa della sicurezza informatica delle aziende, mescolando competenze tecniche a conoscenze giuridiche.

A crescere, poi, sono anche i double degree, percorsi di studio che permettono di laurearsi in Italia, ma anche in un ateneo straniero. La possibilità viene offerta da oltre 60 Università, con 740 corsi in partenza, in crescita del 25% rispetto ai 592 dell’anno 2017-2018. Anche Erasmus+ si rivela uno strumento sempre più utilizzato: l’Italia si colloca tra i quattro principali Paesi Ue (dopo Spagna, Germania, Francia) per numero di giovani in
partenza verso città europee. Le mete più richieste sono, in ordine decrescente, Spagna, Francia, Germania, Regno Unito, Portogallo, Belgio, Polonia, Paesi Bassi, Svezia, Austria, Irlanda, ecc.

Per chi vuole studiare in Italia ma in un contesto internazionale ci sono le proposte di corsi in inglese, quasi 350, ma si sale a quasi 700 considerando anche i corsi parzialmente in inglese o in un’altra lingua straniera. Una fotografia sui percorsi universitari scattata da “Il Sole 24 ore, Università 2018/2019 (maggio 2018)”

Area Corsi di laurea Mesi per trovare il 1° lavoro Occupati a 5 anni dal titolo Stipendio mensile netto Età alla laurea  
Economia e statistica 195 7,5 89,3% €1.515 27 anni  
Giurisprudenza 50 8,3 77,2% €1.217   Occupati nel P.I.: 94%
Scienze politiche e sociologia 52 8,6 82,1% €1.352   Numero chiuso: 19%
Lettere, storia, filosofia 109 9,9 84,9% €1.146   Numero chiuso: 13%
Psicologia 45 10,9 79,3% €1.250   Numero chiuso: 83%
Lingue e comunicazioni 103 8,1 82,1% €1.271   Numero chiuso: 28%
Beni culturali 72 9,9 74,9% €1.146   Assunti a t.i.: 40,6%
Agraria 77 7,6 81,8% €1.334   Assunti a t.i.: 72%
Chimica e farmacia 127 7,7 85,9% €1.576   Numero chiuso: 70%
Matematica e informatica 86 7,5 88% €1.649   Corsi a carattere internazionale: 44%
Scienze, biologia e teologia 257 6,4 88,4% €1.650   Corsi a carattere internazionale: 45%
Ingegneria 298 4,8 93,6% €1.717   Corsi a carattere internazionale: 75%
Architettura e design 64 7,4 85,8% €1.290   Corsi a carattere internazionale: 50%
Medicina 110 6,7 93,9% €1.877   Numero chiuso: 100%
Professioni sanitarie 426 9,7 93,9% €1.509   Numero chiuso: 100%
Scienze della formazione 48 8,3 77,2% €1.138   Occupati nel P.I.: 94%
Moda 34 6 86% €1.650   Stage: 32%

 

C.2 Istruzione superiore non universitaria

Oggi l’offerta di formazione professionale superiore non universitaria è duplice:
– la formazione degli Istituti Tecnici Superiori
– la formazione delle Università attraverso le lauree professionalizzanti
 
1. La formazione erogata dagli Istituti Tecnici Superiori (ITS)
 
Accesso
A normativa vigente, possono accedere ai percorsi di Istruzione Tecnica Superiore (ITS) i giovani che sono in possesso di:
– di un diploma di istruzione secondaria superiore;
– di un diploma professionale conseguito con percorsi quadriennali di Istruzione e
Formazione Professionale (IeFP) seguito da un percorso IFTS di durata annuale.
Aree
Gli ITS sono percorsi di specializzazione tecnica superiore su aree considerate prioritarie per lo sviluppo economico e la competitività del Paese, realizzati con il modello organizzativo della Fondazione di partecipazione in collaborazione con le imprese, università/centri di ricerca scientifica e tecnologica, enti locali, sistema scolastico e formativo. Gli ITS coprono 6 settori:
 
AREA 1: Efficienza energetica
Ambito Approvvigionamento e generazione di energia
Figura Tecnico superiore per l’approvvigionamento energetico e la costruzione di impianti
   
Ambito Processi e impianti a elevata efficienza e a risparmio energetico
Figura Tecnico superiore per la gestione e la verifica di impianti energetici
Figura Tecnico superiore per il risparmio energetico nell’edilizia sostenibile

AREA 2: Mobilità sostenibile
Ambito Mobilità delle persone e delle merci
Figura Tecnico superiore per la mobilità delle persone e delle merci
   
Ambito Produzione e manutenzione di mezzi di trasporto e/o relative infrastrutture
Figura Tecnico superiore per la produzione e manutenzione di mezzi di trasporto e/o relative infrastrutture
   
Ambito Gestione infomobilità e infra-strutture logistiche
Figura Tecnico superiore per l’infomobilità e le infrastrutture logistiche

AREA 3: Nuove tecnologie della vita
Ambito Biotecnologie industriali e ambientali
Figura Tecnico superiore per la ricerca e lo sviluppo di prodotti e processi a base biotecnologica
Figura Tecnico superiore per il sistema qualità di prodotti e processi a base biotecnologica
   
Ambito Produzione di apparecchi, dispositivi diagnostici e biomedicali
Figura Tecnico superiore per la produzione di apparecchi e dispositivi diagnostici, terapeutici e riabilitativi

AREA 4: Nuove tecnologie del made in Italy
Ambito Sistema agro-alimentare
Figura Tec. sup. respons. produzioni e trasformazioni agrarie, agro-alimentari e agro-industriali
Figura Tec. Sup. controllo, valorizzazione e marketing produzioni agrarie, agro-alimentari e agro-industriali
Figura Tecnico superiore per la gestione dell’ambiente nel sistema agro-alimentare
   
Ambito Sistema casa
Figura Tecnico superiore per l’innovazione e la qualità delle abitazioni
Figura Tecnico superiore di processo, prodotto, comunicazione e marketing per il settore arredamento
   
Ambito Sistema meccanica
Figura Tecnico superiore per l’innovazione di processi e prodotti meccanici
Figura Tecnico superiore per l’automazione ed i sistemi meccatronici
   
Ambito Sistema moda
Figura Tec. Sup. coordinamento processi di progettazione, comunicazione e marketing del prodotto moda
Figura Tec. Sup. di processo, prodotto, comunicazione e marketing settore tessile - abbigliamento - moda
Figura Tec. Sup di processo e prodotto per la nobilitazione degli articoli tessili - abbigliamento - moda
Figura Tecnico superiore di processo, prodotto, comunicazione e marketing per il settore calzature-moda
   
Ambito Servizi alle imprese
Figura Tecnico superiore per il marketing e l’internazionalizzazione delle imprese
Figura Tecnico superiore per la sostenibilità dei prodotti (design e packaging)

AREA 5: Tecnologie innovative per i beni e le attività culturali –Turismo
Ambito Turismo e Attività culturali
Figura Tecnico superiore per la promozione e il marketing delle filiere turistiche e delle attività culturali
Figura Tecnico superiore per la gestione di strutture turistico-ricettive
   
Ambito Beni culturali e artistici
Figura Tecnico superiore per la conduzione del cantiere di restauro architettonico
Figura Tecnico superiore per la produzione/riproduzione di artefatti artistici

AREA 6 Tecnologie della informazione e della comunicazione
Ambito Metodi e tecnologie per lo sviluppo di sistemi software
Figura Tecnico superiore per i metodi e le tecnologie per lo sviluppo di sistemi software
   
Ambito Organizzazione e fruizione dell’informazione e della conoscenza
Figura Tecnico superiore per l’organizzazione e la fruizione dell’informazione e della conoscenza
   
Ambito Architetture e infrastrutture per i sistemi di comunicazione
Figura Tecnico superiore per le architetture e le infrastrutture per i sistemi di comunicazione

 
Nel sito www.sistemaits.it si possono ricavare le informazioni circa i corsi attivati, le Regioni ove si svolgono, una guida agli ITS.
 

2. La formazione universitaria con Lauree professionalizzanti

A partire dal mese di ottobre 2018, accanto ai percorsi degli Istituti Tecnici Superiori, ci saranno percorsi di laurea professionalizzante. Il provvedimento è il risultato del lavoro fatto da una Cabina di regia per armonizzare l’offerta formativa degli atenei con quella degli Istituti tecnici superiori.
Con l’avvio delle lauree professionalizzanti e la loro armonizzazione con l’offerta degli ITS l’Italia si dota di un proprio modello di formazione terziaria professionalizzante.
Si tratta di corsi che:
– prevedono due anni di studio tradizionale e l’ultimo anno “sul campo” presso studi professionali o aziende;
– hanno l’obiettivo di formare i professionisti che saranno necessari alle nuove esigenze dell’industria 4.0 o a settori come l’edilizia, la gestione del territorio e l’agroalimentare;
– nascono in stretta correlazione con il mondo del lavoro e gli ordini professionali.

Grazie alle convenzioni obbligatorie con gli Ordini, il titolo ottenuto con le lauree professionalizzanti sarà anche abilitante per svolgere la relativa professione, senza dover più sostenere l’Esame di Stato. L’Unione Europea ha difatti previsto che, entro il 2020, chiunque vorrà esercitare una professione tecnica dovrà prima ottenere un diploma di laurea. Il MIUR ha autorizzato per l’anno 2018 – 2019 l’istituzione di 15 corsi di laurea professionalizzante in altrettante università. Ecco quali sono.

Area Ingegneria
– Ingegneria Meccatronica c/o Università di Bologna e Università di Napoli Federico II°
– Ingegneria per l’industria intelligente c/o Università di Modena
– Ingegnerie delle tecnologie industriali ad orientamento professionale c/o Università del Salento
– Ingegnerie del Legno c/o Università di Bolzano

 

Area Edilizia e Territorio
– Gestione del territorio c/o Università di Napoli Vanvitelli
– Gestione del territorio c/o Politecnico di Bari
– Trasformazioni avanzate per il settore legno, arredo ed edilizia c/o Università di Firenze
– Tecniche e gestione dell’edilizia e del territorio c/o Università di Padova
– Tecnico della costruzione e gestione del territorio c/o Università Politecnica delle Marche
– Tecniche dell’edilizia e dell’ambiente c/o Università di Udine
– Agribusiness c/o Università di Siena

 

 

Area Energia e Trasporti
– Energie, ingegneria dell’Informazione e modelli matematici c/o Università di Palermo
– Gestione energetica e sicurezza c/o Università di Sassari
– Conduzione del mezzo navale c/o Università di Napoli Parthenope

 

 

Lauree professionalizzanti e percorsi ITS: quali differenze?

 

Gli Istituti Tecnici Superiori (cfr. www.sistemaits.it)
– sono organizzati in 4 semestri (in pochi casi 6) e si svolgono per il 30% del monte ore lavorando in azienda, con un contratto di apprendistato;
– al termine del corso si ottiene il Diploma di Tecnico Superiore, titolo che permette di trovare occupazione nel sistema economico e produttivo del territorio in tempi brevi;
– riguardano in tutto sei settori: efficienza energetica; mobilità sostenibile; nuove tecnologie della vita; nuove tecnologie del Made in Italy; tecnologie innovative per i beni e le attività cutlurali
– turismo; tecnologie della informazione e della comunicazione.

Le lauree professionalizzanti sono invece corsi di laurea veri e propri, che danno il titolo di dottore. Queste lauree:
– hanno l’obiettivo di formare figure subito inquadrabili nelle realtà aziendali, con un’elevata competenza operativa e le capacità necessarie per affrontare attività progettuali di media/alta complessità;
– durano 3 anni (come le lauree di primo livello), ma non consentono di accedere direttamente ai corsi di laurea magistrale (nel caso si volesse proseguire, bisognerà prima svolgere degli esami integrativi);
– hanno un percorso di studio (180 crediti formativi in tutto, 60 per anno) basato su metodi formativi orientati al “learning by doing” e “learning by thinking”, mentre l’ultimo anno sarà riservato al tirocinio in azienda e a un project work.

Focus su:

Istruzione e Formazione Tecnica Superiore (IFTS):
nota su questi percorsi … piuttosto sconosciuti

I percorsi IFTS si inseriscono nel sistema nazionale dell'Istruzione Tecnica Superiore e formano tecnici specializzati per rispondere a fabbisogni formativi strettamente collegati alle esigenze locali. L'attivazione dei percorsi IFTS è programmata dalle Regioni, nell'ambito delle loro competenze esclusive in materia di programmazione dell'offerta formativa.
A livello nazionale viene definito il sistema di standard minimi delle competenze proprie di ciascuna figura di tecnico specializzato. A livello regionale, sulla base dell'analisi dei fabbisogni professionali locali e attraverso la concertazione con istituzioni e parti sociali, vengono individuate dalle Regioni competenze aggiuntive che danno luogo a specifici profili professionali regionali.
I percorsi quindi, secondo quanto contenuto nel decreto Interministeriale 91 del 7 febbraio 2013 e nel successivo Accordo 11 in Conferenza Stato Regioni del 20 gennaio 2016, fanno riferimento a venti specializzazioni tecniche superiori. Tali specializzazioni sono poi descritte in termini di standard minimi formativi e possono ulteriormente articolarsi, a livello regionale, rispetto a specificità territoriali del mercato del lavoro. La fisionomia dei percorsi si completa con competenze comuni relative agli ambiti relazionali e gestionali.
Hanno di regola una durata di due semestri, che comprendono ore di attività teorica, pratica e di laboratorio, per complessive 800/1000 ore. I percorsi includono uno stage obbligatorio (minimo 30% del monte ore) che può essere realizzato anche all'estero. I docenti provengono almeno per il 50% dal mondo del lavoro e delle professioni.
Sono progettati e realizzati da istituti di istruzione secondaria superiore, enti di formazione professionale accreditati, università e imprese.
Si rivolgono a giovani e adulti che intendono qualificarsi per il mercato del lavoro o reinserirsi con l'acquisizione di nuove competenze.
Per accedere ai percorsi IFTS occorre, di norma, essere in possesso di un diploma di istruzione secondaria superiore. L’accesso è consentito anche a coloro che non hanno conseguito il diploma di istruzione secondaria superiore, previo accreditamento delle competenze acquisite in precedenti percorsi di istruzione, formazione e lavoro.
I percorsi si concludono con verifiche finali delle competenze acquisite a opera di commissioni d'esame costituite secondo le indicazioni delle Regioni e composte anche da rappresentanti della scuola, dell'università, della formazione professionale e del mondo del lavoro.
Consentono di conseguire il Certificato di Specializzazione Tecnica Superiore, titolo spendibile in ambito nazionale e comunitario, oltre che il riconoscimento di crediti formativi da spendere anche nel sistema accademico.
Nell'ambito della frequenza dei percorsi IFTS è possibile realizzare un percorso di alto apprendistato.
I percorsi IFTS sono progettati per rispondere a fabbisogni formativi secondo cinque filiere produttive e venti specializzazioni nazionali.
Nei siti istituzionali delle Regioni è possibile consultare l'offerta formativa in corso di attivazione e quella già realizzata.

 

Area professionale Specializzazioni tecniche di riferimento nazionale
Manifattura e artigianato
  • Tecniche per la realizzazione artigianale di prodotti del made in Italy
Meccanica impianti e costruzioni
  • Tecniche dei sistemi di sicurezza ambientali e qualità dei processi industriali
  • Tecniche di disegno e progettazione industriale
  • Tecniche di industrializzazione del prodotto e del processo
  • Tecniche di installazione e manutenzione di impianti civili e industriali
  • Tecniche di manutenzione, riparazione e collaudo degli apparecchi dispositivi diagnostici
  • Tecniche di monitoraggio e gestione del territorio e dell’ambiente
  • Tecniche per la programmazione della produzione e la logistica
  • Tecniche di organizzazione e gestione del cantiere edile
  • Tecniche innovative per l’edilizia
Cultura, informatica e tecnologie informatiche
  • Tecniche di allestimento scenico
  • Tecniche di informatica medica
  • Tecniche di produzione multimediale
  • Tecniche per l’integrazione dei sistemi e di apparati TLC
  • Tecniche per la progettazione e gestione di database
  • Tecniche per la progettazione e lo sviluppo di applicazioni informatiche
  • Tecniche per la sicurezza delle reti e dei sistemi
Servizi commerciali
  • Tecniche per l’amministrazione economico-finanziaria
Turismo e sport
  • Tecniche di progettazione e realizzazione di processi artigianali e di trasformazione agroalimentare con produzioni tipiche del territorio e della tradizione enogastronomica
  • Tecniche per la promozione di prodotti e servizi turistici con attenzione alle risorse, opportunità ed eventi del territorio

 

Le specializzazioni tecniche superiori che costituiscono l’elenco nazionale sono in complesso 20, articolate in 5 aree professionali:

• Istruzione degli adulti e Formazione continua

L’apprendimento permanente consiste in “qualsiasi attività intrapresa dalle persone in modo formale, non formale, informale, nelle varie fasi della vita, al fine di migliorare le conoscenze, le capacità e le competenze, in una prospettiva personale, civica, sociale e occupazionale” (Legge 92 del 2012, articolo 4, comma 51).
Dopo aver lasciato il ciclo dell’istruzione e della formazione iniziale l’adulto può continuare la sua formazione soprattutto in due ambiti: l’Istruzione degli Adulti e la Formazione continua.

 

A. Il sistema di Istruzione degli Adulti in Italia
Il sistema di Istruzione degli adulti in Italia è un sistema complesso, che è stato riformato di recente ma che soffre da un lato, della mancata piena attuazione della stessa riforma e, dall’altro, del conflitto tra istanze nuove e quelle ereditate dal passato assetto organizzativo.
Il sistema di istruzione per gli adulti è composto
– dai Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti (CPIA);
– dalle scuole secondarie di secondo grado con corsi di 2° livello per adulti (ex corsi serali).
A seguito della recente riorganizzazione del sistema, con il DPR del 29 ottobre 2012 n. 263, i CPIA offrono corsi finalizzati al conseguimento del diploma conclusivo del 1° ciclo di istruzione (ex licenza media) e della certificazione attestante l’acquisizione delle competenze di base connesse all’obbligo di istruzione. Per gli stranieri realizzano inoltre corsi di italiano finalizzati al rilascio delle certificazioni previste dalla normativa vigente in materia di diritto di soggiorno. Possono beneficiare di questa offerta gli adulti, anche stranieri, che non hanno assolto l’obbligo di istruzione o che non sono in possesso del titolo di studio conclusivo del primo ciclo di istruzione, i 16enni che non sono in possesso del titolo di studio conclusivo del primo ciclo di istruzione, i 15enni in casi eccezionali, i minori sottoposti a provvedimenti dell’autorità giudiziaria e i minori non accompagnati.
Le scuole secondarie di 2° grado appartenenti ai CPIA realizzano corsi scolastici ad indirizzo professionale, tecnico o artistico finalizzati al conseguimento del diploma di scuola secondaria o della qualifica professionale triennale. Possono beneficiare di questa offerta gli adulti, anche stranieri, che sono in possesso del titolo di studio conclusivo del primo ciclo di istruzione e i 16enni in possesso del primo grado di istruzione che vogliono conseguire il diploma e non possono frequentare i corsi diurni.
Dal punto di vista metodologico la riforma ha introdotto la stipula del Patto formativo individuale, strettamente collegato al processo di riconoscimento dei crediti comunque acquisiti, anche nel tempo libero, attraverso l’apprendimento formale, non formale ed informale.
Fa parte integrante della riforma anche l’introduzione delle Unità di Apprendimento (UdA).
Le UdA sono orientate non ai contenuti ma ai risultati di apprendimento (learning outcome, secondo i documenti europei), i quali sono declinati in termini di conoscenze, abilità e competenze (come da insegnamenti ordinamentali), e sono erogabili anche a distanza, in e-learning, per gruppi di livello, consentendo la personalizzazione didatticoformativa.
In Italia l’Indire gestisce Erasmus+, il nuovo programma dell’Unione europea per la scuola, l'istruzione superiore e l'educazione degli adulti.
L’Agenzia Erasmus+ gestisce anche la Piattaforma elettronica per l'apprendimento degli adulti in Europa Epale, dove sono disponibili contributi aggiornati e notizie sugli eventi in programma.

Ai CPIA si iscrivono centinaia di migliaia di cittadini: dati del MIUR dell’aprile 2017 parlano di 229.400 iscritti (cioè patti formativi individuali), il 25% in più rispetto all’anno 2016. 

 

B. Formazione continua
In Italia la gran parte delle risorse per l’erogazione della formazione continua arriva dai fondi paritetici interprofessionali.

• Cosa sono i fondi interprofessionali
Si tratta di organismi di natura associativa fondati attraverso accordi fra le organizzazioni sindacali e altre organizzazioni di rappresentanza delle parti sociali.
Questi fondi – che per esteso si chiamano fondi paritetici interprofessionali per la formazione continua – sono stati istituiti nel 2000 con la Legge 23 dicembre 2000, n. 388 "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge Finanziaria 2001)" e i primi organismi associativi si sono costituiti un paio di anni più tardi.
La legge 388 stabilisce che le aziende possono scegliere di destinare la quota dello 0,30% dei contributi versati all’INPS – il cosiddetto “contributo obbligatorio per la disoccupazione involontaria” – a uno dei fondi interprofessionali. I contributi versati al fondo verranno poi utilizzati per finanziare la formazione aziendale.

• Le finalità dei fondi interprofessionali
Lo scopo di questi fondi è quello di finanziare i piani formativi aziendali, individuali e tutte le attività connesse alle iniziative formative destinate ai propri dipendenti. E dal 2011 queste attività possono coinvolgere anche i lavoratori con contratti di apprendistato e a progetto.

• Come si aderisce a un fondo
Per aderire a un fondo professionale bisogna compilare le parti apposite del flusso UNIEMENS che va trasmesso all’INPS. Una volta scelto il fondo a cui aderire, l’azienda dovrà selezionare l’opzione “Adesione” nella sezione “FondoInterprof” e dovrà poi indicare il codice del fondo e il numero dei dipendenti. Ogni impresa può aderire a un solo fondo, ma l’adesione ha validità annuale ed è revocabile. In caso di revoca e adesione a un nuovo fondo, l’azienda può traferire a quello nuovo il 70% del totale delle somme confluite nel triennio antecedente a quello precedente.
Ricordiamo però che:
– il trasferimento dei fondi non può riguardare micro e piccole imprese;
– l’importo da trasferire deve essere di almeno 3.000 euro;
– le quote da trasferire non possono essere riferite a periodi antecedenti il 1° gennaio 2009.
Le imprese che non aderiscono ai fondi interprofessionali devono versare all’INPS il contributo dello 0,30%. Quindi il vantaggio di aderire a un fondo è quello di poter reinvestire questo contributo direttamente nella propria azienda organizzando attività di formazione.

• Quadro attuale dei fondi interprofessionali
Oggi i fondi operativi sono 19, dei 22 autorizzati dal Ministero del Lavoro, di cui 3 dedicati ai dirigenti. A questi si aggiunge il Forma.Temp. dedicato a formazione e sostegno al reddito dei lavoratori in somministrazione.
Per chiarire l’impatto dei fondi accantonati sulla formazione finanziata, si fa presente che nel 2015 le risorse ammontavano a 634 milioni di euro, ovvero circa l’80% del totale delle risorse dello 0,30% per la formazione. I fondi interprofessionali quindi sostengono la gran parte delle azioni di formazione continua. E questo anche oggi, nonostante i tagli e i prelievi che hanno fatto sì che lo 0,30% sia diventato lo 0,19%.
Attraverso i fondi si possono finanziare 4 tipi diversi di piani formativi:
– piani territoriali, che prevedono azioni di formazione che coinvolgono imprese di settori produttivi diversi che operano sullo stesso territorio;
– piani settoriali, rivolti a più imprese dello stesso settore;
– piani aziendali, dedicati ai lavoratori delle singole azienda;
– piani individuali, ovvero dei percorsi formativi volti alla riqualificazione delle competenze di uno o più lavoratori.

• Come scegliere il fondo interprofessionale a cui aderire
Si può legare la decisione al settore di appartenenza, perché i fondi coprono la maggior parte dei settori aziendali. Ma si può anche fare una scelta diversa, magari legata al tipo di contratto applicato ai dipendenti.
Nella decisione pesano anche le modalità di erogazione dei finanziamenti. Le principali sono tre. La prima sono gli avvisi a cui l’azienda deve rispondere presentando il proprio piano formativo entro il termine indicato nel bando. In questo caso la formazione viene finanziata se il progetto supera la valutazione della commissione. Un’altra modalità è il Conto Formazione Aziendale, ovvero un conto nel quale l’impresa può accantonare le somme versate. In questo caso l’azienda può disporre delle quote che ha versato quando e come meglio crede, rimanendo nei limiti di finanziamento stabiliti dal fondo a cui aderisce. La terza modalità è il Conto Formazione Aggregato che si ha quando diverse imprese decidono di cumulare i versamenti in un conto comune. La gestione delle risorse può essere affidata a una delle imprese oppure a un ente di formazione.
E qui entra in gioco anche la classe dimensionale dell’azienda. Le grandi aziende infatti tendono a privilegiare i fondi che prevedono i conti aziendali perché è molto probabile che riescano a finanziare la formazione solo con i propri accantonamenti. Per le PMI invece è più facile lavorare con gli avvisi.
La scelta dipende da diversi fattori ma in ogni caso deve tenere conto dei fabbisogni formativi dell’azienda.

• Focus sui tre fondi principali
Tre sono i fondi principali: 

– Fondimpresa
A Fondimpresa aderiscono 185.000 aziende per un totale di 4,46 milioni di lavoratori. È il fondo interprofessionale per la formazione continua di Confindustria, Cgil, Cisl e Uil ed è aperto ad aziende di ogni settore e dimensione.
Le imprese aderenti hanno a disposizione tre canali di finanziamento:
• il Conto di Sistema che è un conto collettivo ai cui stanziamenti si accede tramite avviso e finanzia piani formativi settoriali o territoriali;
• il Conto Formazione, ovvero il conto aziendale di cui dispone ogni aderente;
• il Contributo Aggiuntivo, a cui si accede rispondendo ad avvisi specifici e che consente alle PMI di avvalersi di risorse integrative per realizzare il proprio piano formativo.

– Fondo For.Te.
Il secondo fondo più “popolato” è il Fondo For.Te., con più di 1.200.000 lavoratori di oltre 118.000 aziende. È promosso da CONFCOMMERCIO, CONFETRA e CGIL, CISL, UIL e copre il settore terziario, in particolare commercio, turismo, servizi, logistica, spedizioni e trasporti.
Il Fondo For.Te. consente agli aderenti di scegliere un Conto Aziendale o un Conto Aggregato oppure di rispondere agli avvisi anche senza optare per i conti.
Ci sono 4 tipologie di Avvisi:
l’Avviso di Sistema che ha finalità generali ed è destinato a finanziare piani aziendali, settoriali e territoriali;
l’Avviso per Progetti tematici;
l’Avviso per Progetti speciali/innovativi di tipo sperimentale;
l’Avviso per la fruizione dei voucher formativi.

– FonARCom
Ultimo fondo che prendiamo in esame è FonARCom, costituito da CONF.S.A.L. e CIFA e dedicato alle PMI del terziario e dell’artigianato. FonARCom conta oltre 170.000 aziende aderenti per un totale di 1.150.00 lavoratori.
Gli strumenti di finanziamento sono il Conto Aziendale, il Conto Aggregato e gli avvisi, che si suddividono in 5 tipologie:
l’Avviso generale, ovvero un bando annuale e fruibile con modalità a finestra per la presentazione dei piani formativi articolati anche in più d’una attività;
gli Avvisi tematici, dedicati a specifiche tipologie di aziende o operatori di un determinato settore;
l’Avviso Detto/Fatto! Aziende, ovvero uno strumento flessibile per soddisfare, con tempi ristretti e modalità semplificate, le esigenze formative di singoli lavoratori o piccoli gruppi;
l’Avviso per dirigenti, anche questo con modalità semplificate, per formare singoli dirigenti o piccoli gruppi;
gli Avvisi per studi professionali per formare il personale degli studi, appunto.

Focus sui Fondi interprofessionali
(ANPAL: http://www.anpal.gov.it/Aziende/Fondo_Interprofessionali/Pagine/default....)

I Fondi operativi:

Fondo Settore Parti sociali Modalità di finanziamento
FonARCom Terziario, artigianato, PMI Confsal, Cifa Avvisi
Conto aziendale
Conto aggregato
Conto di rete
Fon.Coop Imprese cooperative Confcooperative, Legacoop, Agci, CGIL, Cisl, Uil Avvisi
Conto aziendale
Fond.E.R. Enti religiosi Agidae, CGIL, Cisl, Uil Avvisi
Fondimpresa Impresa di ogni settore Confindustria, CGIL, Cisl, Uil Avvisi
Conto aziendale
Fondir Dirigenti terziario Confcommercio, Abi, Ania, Confetra, Manageritalia, First/Cisl, Fidia, Sinfub Avvisi
Fondirigenti Dirigenti industriali Confindustria, Federmanager Avvisi
Conto aziendale
Conto aggregato
FondItalia Terziario, servizi, PMI, altri Federterziario, UGL Avvisi
Conto aziendale
Conto aggregato
FondArtigianato Imprese artigiane Confartigianato, CNA, Casartigiani, Claai, CGIL, Cisl, Uil Avvisi
Fba Fondo Banche Assicurazioni Credito e Assicurazioni ABI, Ania, CGIL, CISL, Uil Avvisi
Fondo Dirigenti PMI Dirigenti PMI Confapi, Federmanage Avvisi
Fapi - Fondo Formazione Pmi PMI Confapi, CGIL, Cisl, Uil Avvisi
Fonserivizi (Fondo formazione servizi pubblici industriali) Servizi pubblici industriali Confservizi,Asstra, Federambiente, Federutility, CGIL, Cisl, Uil Avvisi
Conto aziendale
Fondolavoro Micro, piccole, medie e grandi imprese Unsic, UGL Avvisi
Conto aziendale
Conto aggregato
Fondoprofessioni Studi professionali e aziende collegate Confprofessioni, CIPA,Confedertecnica, CGIL, Cisl, Uil Avvisi
Conto aziendale
(> 50 dipendenti)
Fonter
(Fondo paritetico interprofessionale per la formazione continua del terziario)
Terziario
(commercio, turismo)
Confesercenti, CGIL, Cisl, Uil Avvisi
Conto aziendale
Foragri
(Fondo paritetico interprofessionale per la formazione continua in agricoltura)
Agricoltura Confagricoltura, Coldiretti, CIA, CGIL, Cisl, Uil e Confederdia Avvisi
Conto aziendale
FormAzienda Commercio, Servizi PMI Sistema commercio e impresa, Confsal Avvisi
Conto aziendale
Conto aggregato
For.Te. Terziario (commercio-turismo-servizi-logistica-spedizioni-trasporto) Confcommercio, Confetra, CGIL, Cisl, Uil Avvisi
Conto aziendale
Conto aggregato
Fondoconoscenza PMI, professionalità intellettuali Fenapi, CIU Avvisi
Conto aziendale
Forma.temp. Fondo per la formazione e il sostegno al reddito dei lavoratori in somministrazione, costituito sotto forma di libera associazione e senza fini di lucro ApL (Assolavoro e Assosomm), (FelSACISL, NIDIL-CGIL, UILTem.p@) e CGIL, CISL e UIL Avvisi

Ai fondi sopra elencati si aggiunge il fondo Forma.Temp. costituito ai sensi dell'art. 12 del d.lgs. n. 276/2003 (modificato dall'art. 48 della legge n. 183/2010).

Fondi commissariati:
1. Fo.In.Coop
2. FondAgri
3. Fondazienda

• I soggetti che operano per la formazione continua
Sono tutti i soggetti accreditati dalle Regioni per la Formazione Continua; tra questi gli Enti di FP e le Agenzie per il Lavoro (APL).

Focus su:

Le APL
Le agenzie per il lavoro rappresentano un importantissimo canale di ingresso nel mondo del lavoro, visto lo stato di abbandono in cui versano da anni i centri pubblici per l’impiego, garantendo un’occupazione ad oltre 400mila lavoratori al mese. Per fare un po’ di chiarezza sul tema si elencano ruoli e servizi delle APL in Italia.
Ricerca lavoro: per tutte le figure professionali attraverso l’utilizzo di estesi database contenenti i CV di candidati e lavoratori profilati in base agli studi, alle competenze e alle esperienze.
Selezione di personale: attraverso Recruiter specializzati che hanno l’obiettivo di trovare e inserire il candidato più idoneo per ogni singola esigenza delle aziende clienti.
Somministrazione di lavoro: una delle principali attività delle agenzie per il lavoro consiste nell’inserimento a tempo indeterminato di personale qualificato e specializzato all’interno delle aziende clienti, a seconda delle singole richieste e delle esigenze dei diversi settori.
Formazione del personale: attraverso l’erogazione di corsi-percorsi formativi mirati, organizzati in partnership con le imprese per rispondere alle esigenze di tutte le professionalità del mercato. Il contratto in somministrazione prevede infatti il versamento di una quota del 4% a favore di un fondo per la formazione dei lavoratori, il Forma.Temp. Nel 2017 questo fondo ha finanziato più di 37.500 progetti formativi a cui hanno partecipato circa 243 mila persone.
Welfare integrativo: un 0,20% viene versato all’ente bilaterale Ebitemp per il welfare, grazie al quale sono state garantite ai lavoratori, in un anno, prestazioni di welfare per circa 10 milioni di euro tra cui contributi per l’asilo nido, sostegno alla maternità, rimborsi per infortuni, tutela sanitaria, piccoli prestiti.
Ricollocazione e outplacement: le agenzie sono tra i principali soggetti a cui possono rivolgersi le aziende per agevolare il reimpiego e il ricollocamento delle persone in esubero presso aziende nelle quali sono in corso processi di ristrutturazione interna.

Le agenzie per il lavoro occupano oltre 400mila lavoratori al mese, con le stesse retribuzioni e diritti previsti dai contratti nazionali.
In Italia il mercato della somministrazione è in espansione: la crescita acquisita a maggio 2018 è pari al 9,2% sullo stesso mese dello scorso anno (dati Ebitemp).

Per un elenco completo ed aggiornato delle Agenzie per il Lavoro autorizzate ad operare in Italia ed iscritte all'albo degli operatori del Ministero del Lavoro: http://www.lavoroecarriere.it/agenzie-per-il-lavoro