Il tema dell’istruzione è stato affrontato nel documento ‘economico’ dei cosiddetti ‘saggi’ o facilitatori, come si sono autodefiniti: si era ipotizzato, da parte di molti, un rapporto più breve, centrato sulle emergenze di tipo strettamente economico-finanziario e su quelle legate al mondo del lavoro, sul doppio versante delle imprese in crisi e dell’aumento della disoccupazione.

E invece il documento, pubblicato integralmente sul sito del Quirinale, tocca anche la materia dell’istruzione con alcune specifiche proposte, così riassumibili:

  1. Riduzione dell’abbandono scolastico mediante il prolungamento della scuola al pomeriggio negli anni del primo ciclo, evitando però la “mera replica delle lezioni frontali della mattina” e individuando “percorsi specifici per i ragazzi maggiormente a rischio”, finalizzati al “rafforzamento delle competenze di base: comprensione dei testi, competenze logico-matematiche e applicazione del metodo scientifico”;
  2. Aumento consistente dei fondi per il diritto allo studio portando, in particolare, il Fondo Integrativo Statale delle borse di studio a 250 milioni di euro annui, il doppio della somma destinata a questa materia prima dei tagli operati per il biennio 2013-2014;
  3. “Potenziamento delle iniziative finalizzate ad insegnare stili di vita salutari nelle scuole e nelle università, promuovendo, sul modello americano, l’eliminazione dai distributori automatici collocati nelle scuole di cibo e bevande ad alto contenuto calorico”;
  4. “Miglioramento indispensabile dell’infrastruttura di rete delle scuole, attualmente dimensionata per la gestione amministrativa, anche in vista dell’adozione dei libri digitali, prevista progressivamente dal 2014”;
  5. Per l’università, sostegno all’alternanza scuola-lavoro mediante un “apprendistato universitario sul modello tedesco o austriaco, due paesi in cui la disoccupazione giovanile è molto contenuta”. Si tratterebbe di corsi di laurea triennali in cui “lo studente lavoratore potrebbe acquisire metà dei crediti del corso in azienda e metà dei crediti in università”.

Di scuola, o meglio di livelli di istruzione, il documento dei ‘saggi’ si occupa anche in un paragrafo diverso da quello specificamente dedicato al tema: lo fa nel punto 4.8, il cui titolo è ‘Questione meridionale e questione settentrionale’.
L’”istruzione inefficace” è citata come una delle cause più importanti della mancata crescita del Paese e soprattutto del Sud, che “riflette i problemi italiani con un fattore di moltiplicazione”. A sostegno di questa tesi vengono portate “le rilevazioni delle indagini internazionali (PISA) e nazionali (INVALSI)” secondo le quali “le competenze scolastiche degli studenti nelle scuole del Sud sono di circa il 20 per cento inferiori a quelli del Nord, pur se il divario si è leggermente ridotto negli ultimi anni”.

Ma per favorire lo sviluppo del Sud “senza rischiare, al tempo stesso, l’inefficacia e la rottura della coesione sociale e territoriale del Paese”, prosegue il documento, “è essenziale agire sulle grandi politiche nazionali, quelle rivolte indifferentemente all’intero territorio, tenendo esplicitamente conto ex ante dei potenziali divari di applicazione”.

“Le politiche pubbliche nazionali, muovendo da una ‘eguaglianza delle opportunità’ offerta a tutte le aree, devono puntare a una ‘convergenza dei risultati’ predisponendo incentivi per i singoli attori (amministrazioni, strutture, dirigenti) a operare con efficienza, insieme a disincentivi/sanzioni per chi opera male”.

In queste poche righe è profilata una precisa strategia di politica scolastica, da costruire a partire dai dati forniti dal sistema di valutazione: la maggiore convergenza dei risultati implica una riduzione dello spread, e quindi maggiore equità, politiche compensative, valutazione delle scuole, incentivi per chi fa bene (dirigenti amministrativi e scolastici), disincentivi e sanzioni “per chi opera male”.

È presto per sapere se le riflessioni dei saggi passeranno direttamente agli archivi delle buone intenzioni o saranno recepite dal mondo politico e, soprattutto, dal prossimo Governo che uscirà da questa lunga attesa.

Per il momento il mondo politico – che complessivamente aveva guardato con una certa diffidenza all’iniziativa di Napolitano – sembra riflettere su quanto proposto dai “facilitatori”.

Non ha perso tempo, invece, ad esprimere le proprie valutazioni sul documento dei saggi il ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo che ha elogiato il lavoro svolto dalla Commissione di saggi in materia di scuola.
''Nella parte economica - ha detto Profumo - c'è una grandissima attenzione alla scuola, all'università e alla ricerca. È un segnale importante che ci sia tanta attenzione a quello che è lo strumento per far ripartire il Paese”.
Fare ripartire il Paese – ha proseguito il ministro – “vuol dire avere una scuola e una università migliori e soprattutto una catena corta tra ricerca, innovazione e sviluppo”.
“Questo - ha sottolineato Profumo - deve fare un paese moderno e mi pare che l'indicazione dei saggi vada in questa direzione. Abbiamo bisogno di un piano che duri per tutta la legislatura, con finanziamenti costanti. Di questo ha bisogno la scuola e credo che i saggi abbiano fatto un buon lavoro”.
Profumo, infine, ha auspicato una rapida soluzione politica per arrivare presto alla nomina del presidente del Consiglio e del capo dello Stato, ringraziando Giorgio Napolitano per quello che ha fatto nel corso del suo settennato e nelle ultime settimane.

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