Educare al lavoro secondo la Dottrina Sociale della Chiesa

Fin dall’inizio il messaggio cristiano, messaggio di Dio all’uomo, è stato necessariamente programma di rinnovamento sociale. Nell’epoca dei Padri della Chiesa prima, nell’epoca medievale poi, i cristiani hanno sempre riflettuto ed agito per il rinnovamento sociale. Nel Medioevo, in particolare, l’insegnamento sociale della Chiesa arriva ad acquistare fisionomia di vera e propria “dottrina”.

Tuttavia fu con l’avvento della Rivoluzione Industriale che si sentì più acuto il bisogno di una parola illuminatrice della Chiesa per affrontare la c.d. questione sociale, sorta dal nascere delle due nuove classi sociali, quella dei datori di lavoro e quella dei prestatori d’opera.

Il primo Pontefice a scrivere su questa materia fu Leone XIII con l’enciclica che promulgò il 15 maggio 1891 e che, dalle parole con cui inizia, fu detta “Rerum novarum”. Questa è considerata la prima, in ordine cronologico, delle varie «encicliche sociali» che, alla luce della Rivelazione e della Tradizione della Chiesa, riflettono sulla persona umana, sulla famiglia, sul lavoro, sull’economia, sulla politica, sull’ambiente.

1. LEONE XIII: RERUM NOVARUM (1891)
La Rerum novarum del 1891 di Leone XIII affronta il grave problema della questione operaia nel tempo della prima rivoluzione industriale. Leone XIII rifiuta il conflitto tra capitale e lavoro e invoca la via della solidarietà. La Rerum Novarum diviene il punto di riferimento per il futuro.

2. PIO XI: QUADRAGESIMO ANNO (1931)
Nell’enciclica Quadrigesimo anno si afferma che è un grave errore la separazione tra etica ed economia. Viene introdotto il principio di sussidiarietà per cui l’ente superiore non deve fare mai quello che l’ente inferiore è in grado di fare benissimo da solo. Viene condannata la concentrazione della ricchezza in poche mani, fenomeno che si stava creando ai tempi della grande crisi del 1929.

3. GIOVANNI XXIII: MATER ET MAGISTRA (1961)
Giovanni XXIII in Mater et Magistra si introduce il principio fondamentale che la Dottrina Sociale della Chiesa è rivolta a tutti gli uomini di buona volontà. Gli anni Sessanta aprono orizzonti promettenti: la ripresa dopo le devastazioni della guerra, l’inizio della decolonizzazione, i primi timidi segnali di un disgelo nei rapporti tra i due blocchi, americano e sovietico. La questione sociale si sta universalizzando e coinvolge tutti i Paesi.

4. GIOVANNI XXIII: PACEM IN TERRIS (1963)
Giovanni XXIII in Pacem in Terris mette in evidenza il tema della pace, in un’epoca segnata dalla proliferazione nucleare. L’enciclica contiene, inoltre, una prima approfondita riflessione della Chiesa sui diritti. Essa prosegue e completa il discorso della Mater et Magistra e, nella direzione indicata da Leone XIII, sottolinea l’importanza della collaborazione tra tutti. È compito di tutti gli uomini di buona volontà ricomporre i rapporti della convivenza nella verità, nella giustizia, nell’amore, nella libertà.

5. PAOLO VI: POPULORUM PROGRESSIO (1967)
Paolo VI in Populorum Progressio dà voce a tutti i popoli del mondo afflitti dalla povertà, nel segno del Vangelo e della fratellanza umana. Opera una distinzione tra crescita e sviluppo. Lo sviluppo è il nuovo nome della pace e va coniugato con il bene comune, che è bene di tutti e di ciascuno. Nessuno deve essere escluso dai processi di sviluppo. Il Magistero sociale della Chiesa rileva con Paolo VI che l’interdipendenza tra gli uomini e tra le Nazioni acquista una dimensione morale e determina le relazioni nel mondo sotto il profilo economico, culturale, politico e religioso.

6. PAOLO VI: OCTOGESIMA ADVENIENS (1971)
In occasione dell’ottantesimo anniversario della Rerum novarum il Papa in Octogesima Adveniens riflette sulla società post-industriale con tutti i suoi complessi problemi, rivelando l’insufficienza delle ideologie a rispondere a tali sfide: l’urbanizzazione, la condizione giovanile, la situazione della donna, la disoccupazione, le discriminazioni, l’emigrazione, il problema demografico, l’influsso dei mezzi di comunicazione sociale, l’ambiente naturale.

7. GIOVANNI PAOLO II: LABOREM EXERCENS (1981)
Nell’enciclica Laborem Exercens, Giovanni Paolo II mette in guardia dai gravi rischi dell’economicismo in cui tutto viene ridotto alla mera sfera economica, tralasciando tutti gli altri valori e, in particolare, quelli spirituali. L’economia non si può spiegare con la sola economia e l’ordine sociale è superiore all’ordine economico. La separazione dell’etica dall’economia produce gravissimi danni perché viene negato il valore del bene comune. E la massima espressione dell’etica è il bene comune.

8. GIOVANNI PAOLO II: SOLLICITUDO REI SOCIALIS (1987)
Sul piano della Dottrina Sociale della Chiesa assistiamo ad una vera e propria svolta perché viene esaltata la libertà di intraprendere e condannati i sistemi che decidono dall’alto i destini degli uomini, con apparati burocratici che soffocano la creatività dei singoli e appiattiscono le coscienze. Dopo due anni dalla Sollicitudo rei socialis, nel novembre del 1989, cadrà il muro di Berlino e nel 1991 imploderà il sistema sovietico.

9. GIOVANNI PAOLO II: CENTESIMUS ANNUS (1991)
Si esalta l’economia d’impresa come via per lo sviluppo e la costruzione del bene comune. Nella Centesimus annus sono chiaramente enucleati i tre grandi pilastri dello sviluppo: il mercato, lo Stato, la società civile. In definitiva, con la Sollicitudo rei socialis e la Centesimus annus si sposta l’attenzione del pensiero sociale della Chiesa dalla distribuzione alla produzione della ricchezza, dove giocano un ruolo cruciale gli imprenditori come attori fondamentali dello sviluppo per il bene comune.

10. Pontificio Consiglio Giustizia e Pace: COMPENDIO DELLA DSC (2005)
Il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa (DSC) è stato voluto da Giovanni Paolo II per esporre in maniera sintetica ma esauriente l'insegnamento sociale della Chiesa. La lettura di queste pagine è proposta per sostenere e spronare l'azione dei cristiani in campo sociale. Ciascun credente deve imparare prima di tutto ad obbedire al Signore con la fortezza della fede, sull'esempio di San Pietro "Maestro, abbiamo faticato
tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti" (Lc 5,5). Si legge nell’Introduzione: Trasformare la realtà sociale con la forza del Vangelo, testimoniata da donne e uomini fedeli a Gesù Cristo, è sempre stata una sfida e lo è ancora, all’inizio del Terzo Millennio dell’era cristiana”.

11. BENEDETTO XVI: DEUS CARITAS EST (2007)
Deus Caritas Est: dinanzi alla comprensione dell'amore cristiano ognuno, credente e non credente è chiamato ad interrogarsi per comprendere dove trova fondamento questa forma di amore. Quando si afferma che la cosa più importante nella vita è “amare”, si attesta una grande verità. Bisogna, però, essere capaci di assumere le conseguenze di questa affermazione. È necessario ammettere e capire che cosa sia l’amore! Ora, su quale metro si potrà misurare l’amore se non su quello che Dio ha rivelato nella vita di Gesù Cristo?

12. BENEDETTO XVI: SPE SALVI (2007)
«Spe salvi facti sumus»: nella speranza siamo stati salvati. Dopo la celebrazione dell’amore nella “Deus caritas est”, adesso tocca alla speranza. Ancora un approfondimento su una virtù teologale che il Catechismo della Chiesa Cattolica definisce come «l’attesa fiduciosa della benedizione divina e della beata visione di Dio». Una virtù, la speranza, che si proietta verso una futura realtà ultraterrena, che riguarda, in una prospettiva
di fede, il nostro destino post mortem. Ma anche una “dote” necessaria per affrontare il presente il quale “può essere vissuto e accettato se conduce verso una meta e se di questa meta noi possiamo essere sicuri, se questa meta è così grande da giustificare la fatica del cammino”.

13. BENEDETTO XVI: CARITAS IN VERITATE (2009)
Benedetto XVI nella Caritas in veritate parla esplicitamente della Responsabilità Sociale dell’Impresa (RSI). Una responsabilità che riguarda non solamente gli azionisti, ma anche i dipendenti, la risorsa più preziosa per la sostenibilità dell’impresa nel lungo periodo, le comunità locali, le istituzioni locali, i clienti, i fornitori, le generazioni future, l’ambiente. Secondo Benedetto XVI, mercato e Stato non sono in grado da soli di assicurare il bene comune. Occorre una componente di gratuità e di dono che caratterizza grande parte del terzo settore di cui poco si parla nel nostro Paese, ma che sta dando un grande contributo all’occupazione soprattutto giovanile.

14. FRANCESCO: EVANGELII GAUDIUM (2013)
Evangelii gaudium: l’Esortazione Apostolica di Papa Francesco scritta alla luce della gioia per riscoprire la sorgente dell’evangelizzazione nel mondo contemporaneo. Si potrebbe riassumere in questa espressione l’intero contenuto del nuovo documento che Papa Francesco offre alla Chiesa per delineare le vie di impegno pastorale che la riguarderanno da vicino nel prossimo futuro. Un invito a recuperare una visione profetica e positiva della realtà senza distogliere lo sguardo dalle difficoltà. Papa Francesco infonde coraggio e provoca a guardare avanti nonostante il momento di crisi, facendo ancora una volta della croce e risurrezione di Cristo il “vessillo della vittoria” (85).

15. FRANCESCO: LAUDATO SI' (2015)
L'Enciclica Laudato si' conferma la svolata impressa alla Chiesa dal Pontificato di Francesco. L'enciclica affronta un tema molto attuale, quello della crisi ecologica ed afferma la necessità di pensare la questione ecologica in termini di "ecologia integrale", comprendendo cioè tutte le dimensioni del problema (ambientale, sociale, culturale, educativo, etico e spirituale). "Dal momento che tutto è intimamente relazionato e che gli attuali problemi richiedono uno sguardo che tenga conto di tutti gli aspetti della crisi mondiale, propongo di soffermarci adesso a riflettere sui diversi elementi di una ecologia integrale, che comprenda chiaramente le dimensioni umane e sociali".

16. FRANCESCO: GAUDETE ET EXSULTATE (2018)
Non è un obiettivo esclusivo di preti, suore e frati. Riguarda tutti. «Siate santi, perché io, il Signore Dio vostro, sono santo», si legge nel libro del Levitico. La santità è una mèta per uomini e donne, per genitori e figli, per datori di lavoro e dipendenti, per sani e malati, per giovani e anziani. Per politici, diplomatici, operatori di borsa, militari. Nessuno escluso. Ciascuno a suo modo. Papa Francesco lo ribadisce e lo spiega nell’esortazione apostolica Gaudete et exsultate (Rallegratevi ed esultate), la terza del suo pontificato, dopo l’Evangelii Gaudium, del 24 novembre 2013, sull’annuncio del Vangelo nel mondo attuale, e dopo l’Amoris Laetitia, del 19 marzo 2016, sull’amore nella famiglia.